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16/12/2016 - 21:32:15
caosinforma 103

L'elezione imprevista (almeno dai sondaggisti accreditati)   del nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald   Trump, l'altrettanto imprevista fuoriuscita dei britannici dal Unione Europea  (la famosa Brexit)  l'esasperazione dei toni legati allo scontro sul tema del referendum costituzionale, a prescinde-re dallo schieramento vincente,  il linguaggio spesso “politically uncorrect”, che sempre più viene sdoganato a tutti i livelli,  sono solo  alcuni degli avvenimenti che  in questi giorni ci interrogano sul rapporto tra i cittadini e chi li governa. Ma cosa tiene insieme  questi momenti della nostra convivenza civile, oltre al fatto di coinvolgere i livelli più alti delle istituzioni pubbliche e  di rappresentare l'oggetto di una forte  attenzione mediatica?  La rivista del Centro. caosinforma prova a rispondere con il numero 103.

Certamente c'è un tema che attiene al nuovo  linguaggio della politica,   deprecabile, è vero,  ma anche comprensibile ,   se è vero, come è vero,  che esso rappresenta un giustificato    bisogno   di denunciare pubblicamente  che "il re è nudo".  Di liberarsi cioè  dal gioco delle ipocrisie del potere che pretende il rispetto delle forme per continuare a nascondere privatistici e inguardabili  interessi.
È dunque  solo un problema riconducibile alla forma verbale, allo stile comunicativo,  al modo in cui i nostri rappresentanti  vengono eletti  (il tema della riforma elettorale)  allo stile   comunicativo dei politici con il popolo dei cittadini elettori? O non piuttosto  ad un corrispettivo   problema di sostanza? 
Indubbiamente il nostro tempo è segnato da un deficit della rappresentanza politica relativamente alla capacità di raccogliere e rispondere efficace-mente alle istanze  popolari, come dovrebbe avvenire in un sistema democratico che si rispetti.
E non è un caso che gran parte della analisi di politologi, sociologi ed esperti di comunicazione suggeriscano  come chiave di lettura dei fenomeni sopra-citati la   travolgente ondata di populismo che non è più disposta a vedere negata l'ordinarietà del disagio comune, dei problemi legati alla mancanza di lavo-ro, alla  ondata migratoria,  alla ormai proverbiale difficoltà per le famiglie di arrivare a  fine mese, così come al rischio di non potere godere di una pensione decorosa in età utile e di una tassazione gravosa che non si trasforma in offerta di  servizi pubblici efficienti,   ecc.. 
E tutto ciò è reso ancor più insopportabile se vengo-no privilegiati temi (e soluzioni)  lontani dalla percezione dell'urgenza quotidiana.
Ma il sospetto è che dietro tutte questi fenomeni e la difficoltà di trovare soluzioni, ci sia una filosofia di vita, oggi prevalente e trasversale,  sempre più ispirata ad un esasperato individualismo, alla ricerca di un illusorio benessere  individuale e materiale, che mal sopporta   (se non  strumentalmente)    la relazione impegnativa  con l'altro, spesso  percepita come un ostacolo se non una minaccia ai propri particolaristici interessi, individuali, familiari, territoriali. 
Evidentemente la soluzione sta allora nel non limi-tarsi a definire il problema nel  proprio orticello, fisico e mentale,  e nel difenderlo a spada tratta illudendosi di trovare lì il tesoro che risolve la propria esistenza. Vale a dire nella riscoperta  dei legami, della reciprocità con chi è diverso da noi, nel fonda-mentale bisogno  di relazioni vere, profonde, impegnative.