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24/11/2015 - 18:23:08
caosinforma 91

Nel  numero 91 di caosinforma un'anteprima dell'AGENDA 2016 dedicata alla  comunicazione sociale.  L'Agenda evidenzierà per ogni mese dell'anno un'esperienza di servizio, un evento comunicativo,   che darà lo spunto per presentare e conoscere le realtà operative del Centro La Tenda nonché le occasioni di interscambio che, implicitamente o esplicitamente, esse attivano nel territorio. Vale a dire nuove opportunità di solidarietà concreta,integrazione attiva, partecipazione a processi esistenziali significativi, proposti dal Centro la Tenda per contribuire allo sviluppo del "capitale sociale". 


L'insieme dei messaggi promossi da diversi attori con l'obiettivo esplicito di educare/sensibilizzare il largo pubblico su tematiche di interesse generale". È questa la definizione corrente di comunicazione sociale. Ma la comunicazione sociale propriamente detta, mira ad attivare "processi cooperativi "più che "buoni cittadini". Ciò perché l'interesse dalla comunicazione sociale è dato dalla creazione di beni relazionali.

Infatti, il capitale prodotto dalla comunicazione sociale consiste nel patrimonio collettivo che si viene  a creare attraverso lo scambio, il confronto aperto tra opinioni, modi di sentire, convinzione non necessariamente omogenee, soprattutto su temi controversi...Di fatto, la comunicazione sociale così intesa, centrata sulla sua funzione di utilità sociale, riguarda questioni condivise non controverse. E risulta essere più o meno esplicitamente paternalistica, finalizzata alla trasmissione di un pensiero dominante per "educare", "correggere" quella minoranza che sbaglia o rischia. Un pensiero maggioritario contrapposto a quello minoritario ed in definitiva produttore di un effetto conservatore, in quanto trasmette solo temi neutrali, o già largamente condivisi. In effetti, questo tipo di comunicazione, più propriamente di utilità sociale, non prevede alcuna fase di ascolto delle esigenze sociali, né di ricerca sugli immaginari e sui bisogni legati alla situazione problematica. E non prevede neanche alcuna fase di incontro e di risposta al fine di verificare la sua efficacia. Esempi di comunicazione di utilità sociale sono per l'appunto le campagne sociali realizzate dalle pubbliche amministrazioni, e a volte da imprese no profit, finalizzate all'educazione. Come le pur meritorie varie campagne contro il fumo, la violenza sulle donne, la lotta al bullismo, etc.
Ma la comunicazione sociale propriamente detta, mira ad attivare "processi cooperativi "più che "buoni cittadini". Ciò perché l'interesse dalla comunicazione sociale è dato dalla creazione di beni relazionali Infatti, il capitale prodotto dalla comunicazione sociale consiste nel patrimonio collettivo che si viene a creare attraverso lo scambio, il confronto aperto tra opinioni, modi di sentire, convinzione non necessariamente omogenee, soprattutto su temi controversi. Tale comunicazione vive e si sviluppa proprio attraverso la cura e la valorizzazione dalle relazioni sociali ancor prima dei contenuti su cui il confronto verte.
La comunicazione sociale pertanto, costruisce il tessuto connettivo di qualsiasi società ed è quella forma di comunicazione che si propone di alimentare il bacino dei beni pubblici.
Il compito della comunicazione sociale, la sua utilità generale risiede allora nell'incoraggiare e nel sostenere il patrimonio collettivo costituito dalla presenza di queste relazioni sociali. In altri termini, il sociale" della comunicazione è definito dal suo fondarsi sulle relazioni sociali e sull'essere parte della "produzione di socialità". La sua azione scaturisce da (e genera) "legami sociali".
Tornando dunque alla differenza tra comunicazione di utilità sociale e comunicazione sociale, possiamo dire che in entrambi i casi il fine è il medesimo: assicurare "coesione sociale".
Nel primo caso, però, l'integrazione significa adottare un punto di vista "conservatore": il semplice inserimento della popolazione lungo una strada già scritta. Nel secondo caso, significa accrescere il capitale sociale ovvero potenziare le capacità della società civile e delle minoranze di produrre un cambiamento, ridefinire i parametri della convivenza civile, allargare i confini dell'arena pubblica. Ogni intervento deve interessarsi alle visioni del mondo e agli immaginari collettivi dei soggetti coinvolti e puntare a far emergere questioni o aspetti di solito esclusi, superando forme di rifiuto o censura.
Del resto, l'interazione cooperativa così come i beni comuni e relazionali, vengono costruiti solo attraverso l'allargamento della partecipazione e del coinvolgimento di tutti gli attori sociali e deve quindi concentrarsi sulle potenzialità, le qualità e i diritti dei "soggetti" implicati, soprattutto di quelli esclusi )o a rischio di esclusione) favorendone la partecipazione attiva. In definitiva la comunicazione sociale pone attenzione primariamente alle relazioni ambientali e linguistiche della comunicazione ed evita di concentrarsi solo sui messaggi consapevoli e sui momenti episodici di comunicazione. Non deve partire dal solo obiettivo di modificare le condotte individuali ma dalla necessità dell'ascolto.
L'AGENDA 2016 è dedicata alla comunicazione sociale ma soprattutto a concrete esperienze, proposte dal Centro la Tenda per contribuire allo sviluppo del "capitale sociale".
Per ogni mese dell'anno, verrà quindi evidenziato un'esperienza di servizio che darà lo spunto per presentare e conoscere le realtà operative del Centro La Tenda nonché le occasioni comunicative che, implicitamente o esplicitamente esse attivano nel territorio
Vale a dire nuove opportunità di solidarietà concreta, integrazione attiva, partecipazione a processi esistenziali significativi.
Mario Scannapieco