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27/05/2012 - 15:26:56
caosinforma 52

E' dedicato al tema del cambiamento il 52° numero di caosinforma, la rivista del  Centro La Tenda, curata dal suo Centro studi e formazione caos, disponibile anche nella versione online sul sito www.caosinforma.it.

E caosinforma lo fa approfondendo il tema delle competenze (organizzative, di leadership e di gestione,  tra le altre) richieste agli operatori, oggi.

Ma accettare la sfida del cambiamento, significa, per tutti, rimboccarsi le maniche,  superare al più presto il “ lutto ” per la perdita dell ’ amico fidato: il vecchio modo di fare le cose...


... Di fatto se si vuole essere davvero operatori sociali, bisogna cambiare costantemente, ma non in modo casuale. Bisogna  prepararsi ad affrontare il futuro e   cambiare ancora, anche se sembra il momento meno adatto per farlo.

È inutile soffermarsi sui  tanti cambiamenti - e relativi fattori di crisi -  che attraversano la nostra epoca: da quello economico-finanziaria a quello politico-partitica, da quello valoriale a quello del sistema  educativo, da quello istituzionale a quello familiare, da quello lavorativo e occupazionale a quello scolastico. Per ognuno di essi  sono state tentate  già diverse  analisi e suggerite altrettante ricette.

Ci interessa di più, invece,  provare  a portare  l ’ attenzione sulla questione dell ’ approccio più utile  ad affrontare il cambiamento che inesorabilmente tale situazione comporta.  E,   partendo da una riflessione sul nostro processo, ricavare anche da essa gli insegnamenti utili a trasformare la necessità del cambiamento in una scelta propositiva.

Infatti, al di là dei  diversi  fenomeni, attraverso i quali, sono riconoscibili i segni della crisi e dei tanti specifici  rimedi, ci sembra più interessante, in questa sede, provare a riflettere sulle dinamiche psico-sociali sottese al fenomeno del  cambiamento. E provare ad individuare le competenze necessarie a chi, soprattutto da operatore del sociale, si sente chiamato, o quantomeno, interrogato, dal tema del cambiamento.

In tale prospettiva ci può tornare utile la  stimolante riflessione proposta dal nostro Presidente, don Nicola Bari, sul doppio livello al quale siamo chiamati a rispondere ogniqualvolta siamo ci poniamo l ’ obiettivo di  raggiungere risultati che hanno a che fare con lo sviluppo del nostro processo, calato nella più ampia dinamica sociale.

E, di fatti, anche guardando al rapporto della nostra progettualità  con quella disegnata e proposta dalle  istituzioni pubbliche, attraverso leggi e finanziamenti, va riconosciuta l ’ esistenza di due livelli, attraverso i quali si concretizza questo rapporto

  • quello dei progetti
  • quello del processo  

Ebbene,  a livello dei progetti finanziati (o finanziabili), è semplice verificare che la realtà istituzionale   tende a sostenere risposte di fatto superate.  Risposte che, sperimentate efficacemente  tempo prima, da organizzazioni   del privato sociale (più snelle e dinamiche), vengono adottate stabilmente dal sistema istituzionale, quando oramai  sono superate e non più adeguate ai bisogni nel frattempo emersi.

Limitarsi a realizzare i progetti finanziati, secondo questa logica, risulta  pertanto anacronistico ed inefficace. Significa inoltre rischiare di  cristallizzare il processo. Vale a dire fermare la spinta propulsiva di quelle realtà del privato sociale (come il Centro La Tenda) naturalmente dinamiche e proattive.

Per rispondere invece alle nuove domande, bisogna saper guardare contemporaneamente al livello dei progetti e a quello del processo. Vale a dire all ’ azione orientata allo sviluppo sociale e al  servizio alle fasce sociali più svantaggiate.

Ciò  con il duplice obiettivo di  alimentare  il “ progetto ” della linfa vitale propria del processo, e trasformare   la  richiesta istituzionale in un ’ occasione di innovazione, di trasformazione e di sviluppo del processo.

Laddove, per esempio, (vedi lo schema sottoriportato) per raggiungere il punto B, partendo dal punto A, non si può banalmente limitarsi a seguire al percorso  più breve. Bisogna invece introdurre un obiettivo intermedio, (C) posto su un altro livello, quello del processo, appunto, che   richiede cambiamenti di diversa natura  e predispone a obiettivi  ulteriori.    

Ma   accettare la sfida del cambiamento, significa  rimboccarsi le maniche,    superare al più presto il “ lutto ” per  la perdita dell ’ amico fidato: “ il vecchio modo di fare le cose ” .  Di fatto se si vuole sopravvivere, almeno nella funzione di operatori sociali, bisogna cambiare costantemente, ma non in modo casuale. Bisogna  prepararsi ad affrontare il futuro e   cambiare ancora, anche se sembra il momento meno adatto per farlo.

Ed è appunto al tema del cambiamento che caosinforma dedica questo numero.

Lo fa approfondendo il tema delle competenze (organizzative, di leadership e di gestione  finanziaria,  tra le altre) richieste agli operatori, oggi più che mai.

 Ma lo fa anche favorendo la riflessione sul significato stesso del cambiamento.

E lo fa soprattutto con la rinnovata consapevolezza (peraltro alle radici della nostra formazione) che bisogna imparare e disimparare continuamente, se si vuole veramente  assicurare un futuro   alla nostra scelta di   impegno sociale e lavorativa.

Ma è  soprattutto un'occasione per   rinvigorire un impegno che si alimenta dei progetti ma che si riconosce, non tanto per le singole realizzazioni, quanto invece per la comune direzione e una più ampia, condivisa progettualità.

Speriamo, dunque, che questo numero di caosinforma contribuisca  il allo sviluppo  del processo che ha sempre bisogno di slancio, consapevolezza, passione.

Mario Scannapieco