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01/03/2014 - 01:04:38
caosinforma 72

Il numero 72 di caosinforma è dedicato al tema della Giustizia Sociale la cui celebrazione ricorre il 20 febbraio.  La  giornata è stata indetta  dalle Nazioni Unite per rammentare all'opinione pubblica mondiale che occorre raddoppiare gli sforzi di tutti gli Stati membri per assicurare un mondo più giusto ed equo, veramente per tutti.   La giustizia sociale è un tema di assoluta rilevanza,  comunque fondamentale per la vita di uno stato che voglia veramente rispettare  la dignità  delle persone. 

Non a caso, l'articolo che tutela il diritto/dovere  della  Giustizia Sociale è tra i primi (il terzo)  della nostra Costituzione, e recita testualmente: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso,  di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.  E`compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". Il tema è di tale importanza che lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica vi ha dedicato un'attenzione specifica, ritenendo la Giustizia Sociale un presupposto imprescindibile per "consentire  alle associazioni e agli individui di conseguire ciò a cui hanno diritto secondo la loro natura e la loro vocazione".  Il problema posto dalla giustizia sociale, o meglio dalla "ingiustizia sociale", riguarda direttamente milioni di poveri  vecchi e nuovi, popoli emarginati,  detenuti in carceri disumane, immigrati perseguitati e sfruttati, interi popoli privati della libertà. 

Ma a  ben guardare,  la questione richiede a tutti di mettersi in gioco in prima persona. Magari raccogliendo la sfida lanciata da Amartya Sen, l'economista indiano, premio Nobel 1998  per l'economia.  Amartya Sen, per chi non lo conoscesse, parte dalla considerazione che invece di sognare o perseguire l'obiettivo di un ordinamento e una società perfettamente "giusta", sarebbe decisamente meglio darsi da fare per prevenire ed eliminare le ingiustizie gravi e manifeste, costruendo l'azione a partire dai bisogni e le aspirazioni del singolo e della società in cui vive.  In realtà, l'approccio suggerito da Sen, sembra particolarmente vicino anche a quello che proprio ìn questo periodo il nostro Centro sta riproponendo in ambito educativo.

È da tempo infatti che gli sforzi messi in campo dal nostro Centro per fronteggiare nuove povertà (non solo materiali) sono ispirate alle esigenze delle singole persone che esprimono un forte disagio, per le quali si punta a costruire progetti formativi individualizzati.

È una scelta che ribadisce il primato della persona ma è anche una via maestra, che ci consente di riavviare processi e opportunità formative a vantaggio delle persone emarginate, evitando di commettere l'errore per cui, partendo dall'idea di fronteggiare i problemi partendo troppo da lontano, si rischia di mettere al centro l'interesse di categorie sociali astratte.

Infatti, come ci ricordava don Nicola Bari, (il Presidente del Centro La Tenda), in uno dei suoi interventi formativi rivolti agli Operatori," bisogna far in modo da evitare che i servizi nati per aiutare persone in difficoltà, possano perdere di vista i bisogni concreti delle persone ed esistere solo in funzione del mero mantenimento del servizio". E magari, questo lo diciamo noi, contribuire a perpetuare, senza volerlo, l'ingiustizia che si vuole  combattere.