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05/05/2013 - 22:24:16
caosinforma 63. Bisogno di Spiritualità

Dopo aver dedicato gli ultimi due numeri di caosinforma al bisogno di comunità e al bisogno di autorità, vogliamo  dedicare il numero 63 della nostra rivista, disponibile nella versione online (www.caosinforma.it), al  bisogno di spiritualità.

Lo facciamo, oltre che nelle consuete rubriche, anche attraverso le parole di  Don Nicola, pronunciate nell'omelia  della Messa di Giovedì Santo. Ma lo facciamo anche  attraverso le riflessioni del  Prof. Giuseppe Acocella, che ci ha fornito il testo di un suo pregevole intervento ad un importante convegno sul tema della solidarietà;  lo facciamo inoltre attraverso un'intervista allo psicoanalista di origini argentine Francisco Mele, già docente  nella stessa Università dove ha insegnato  Papa Bergoglio. Una coincidenza che vogliamo utilizzare per approfondire il tema   della spiritualità,  ma soprattutto per  rafforzare le radici del nostro impegno.

 “BUONASERA!”

ovvero la spiritualità concreta

“Buonasera!”: È così che Papa Francesco si è presentato al popolo della Chiesa che attendeva in piazza S. Pietro l’elezione del nuovo Vescovo di Roma.

“Buon pranzo”, “buona cena”, strette di mano all’uscita della messa, saluti e sorrisi spontanei, soprattutto rivolti a chi soffre di più, ai deboli, agli emarginati, ai carcerati: è stato questo lo stile comunicativo instaurato nei giorni successivi dal nuovo Papa. Gesti assolutamente ordinari, di una semplicità disarmante ma compiuti in modo credibile, autentico.

In effetti,  proprio in questo modo, Papa Francesco ha squarciato la spessa nube che da tempo oscurava il cielo della Chiesa, segnata da tante inquietanti opacità. E ci ha restituito la immediatezza di un rapporto che dovrebbe, questa si, appartenere alla ordinarietà della comunità cristiana, e non solo. Sembra paradossale ma proprio la semplicità dei suoi gesti, la naturalezza del suo sguardo, la spontaneità dei suoi saluti sono sembrati subito rivoluzionari.

Infatti al di là dello stupore generato dal modo di porsi di “Sua Santità”, il suo stile comunicativo ci è suonato subito come un richiamo a riscoprire la natura essenziale del messaggio cristiano, in altri termini la testimonianza di una “concreta spiritualità”.

Ci ha consentito, infatti,  di cogliere  la dimensione ordinariamente, naturalmente spirituale del rapporto che ci lega l’un l’altro e che tante parole, per quanto  dotte, non possono  riuscire  a tradurre con altrettanta efficacia.

Cosa altro è infatti la spiritualità, se non riconoscere la nostra sostanziale indigenza e guardare oltre il nostro presuntuoso Io? Se non riconoscere nell’altro, nella  relazione con l’altro, una dimensione costitutiva, fondativa, essenziale dell’essere umano? Se non  considerare l’altro una persona verso cui porsi a servizio in nome di un Valore superiore?

Ce lo ricorda bene Martin Buber, ( filosofo, teologo e pdagogista austriaco del secolo scorso) quando definisce Dio non l’Entità di cui si può parlare ma  il Tu  con cui comunicare, vale a dire il Tu del dialogo non dell’astrazione o del solipsismo filosofico. Il Tu che ritroviamo nel anche nostro mondo più intimo e che dà senso alla nostra ricerca esistenziale.

Da questo punto di vista  il debole, l’emarginato, il peccatore, in fondo, altri non sono che occasioni di prossimità a  Dio.

Ci consentono di integrare nella nostra vita aspetti di noi stessi che spesso ci limitiamo  a proiettare (e giudicare) solo sugli altri. Invece, e l’omelia proposta da  Don Nicola  nella Messa di Giovedì Santo (riportata in questo numero) ben lo evidenzia: riappropriarci delle nostre fragilità umane,  non il giudicare l’altro, è la “grande occasione”,  che abbiamo  per dialogare veramente con gli altri e con Dio.

Dopo aver dedicato gli ultimi due numeri di caosinforma al bisogno di comunità e al bisogno di autorità, questa volta vogliamo, quindi,  dedicare questo numero della nostra rivista al  bisogno di spiritualità.

Lo facciamo anche attraverso una intervista allo psicoanalista  Francisco Mele, già noto ai nostri lettori, e che abbiamo consultato, in questa occasione per la sua preziosa testimonianza culturale, avendo egli  insegnato nella stessa Università di Buenos Aires di Papa Bergoglio e presso la quale ha approfondito si è formato al pensiero  di comuni riferimenti culturali.

Una coincidenza che vogliamo utilizzare per approfondire il tema   della spiritualità,  ma soprattutto per riappropriarci e rafforzare le radici del nostro impegno.

Mario Scannapieco