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24/12/2018 - 20:26:56
La Santa Messa di Natale del Centro La Tenda

"DIVENTARE SQUADRA PER COSTRUIRE LA GIOIA"

Da questo  impegno interiore vogliamo ripartire, ripensare alla nostra amicizia, al nostro operare insieme. Nella consueta  -ma mai scontata-  S. Messa di Natale 2018, nella sede di Brignano,  don Nicola  ha espresso fin da subito  la nuova   regola  a cui ispirarci per riprendere il cammino che in tanti e da tanto abbiamo intrapreso. Essere squadra quanto ci occorre per fare in modo che le nostre diversita possano convergere in  un linguaggio nuovo, legati ad orizzonti di senso condivisi. Se  la forza della squadra, come riteniamo,nello sport come nella vita, sta nella integrazione delle differenze individuali che trovano la loro giusta direzione convergendo in un unico obiettivo e in una condivisione di valori e di intenti, possiamo guardare a questa metafora come il filo conduttore del nostro lavoro di questo anno, e non solo. Le  nostre  nostre forze che incontrano danno, come prodotto, a qualcosa di molto maggiore di una semplice somma...

Essere uniti nello spirito di reciproca solidarieta , riconoscersi fragili e bisognosi degli altri, desiderare di ripartire dalle proprie incoerenze, dai disagi che ciascuno manifesta o nasconde nel profondo del proprio animo: queste sono le basi su cui possiamo ritrovarci come operatori o come utenti del Centro, ma soprattutto come persone. Per fare dei nostri limiti una risorsa e costruire la  gioia.


Essere uniti nello spirito di reciproca solidarieta, riconoscersi fragili e bisognosi degli altri, desiderare di ripartire dalle proprie incoerenze , dai disagi che ciascuno manifesta o nasconde nel profondo del proprio animo : queste sono le basi su cui possiamo ritrovarci come operatori o come utenti del Centro, ma soprattutto come persone. Per fare dei nostri limiti una risorsa e costruire la  gioia.

La gioia! Una aspirazione forse troppo elevata, inappropriata  a creature terrene, immerse  nella complessita della vita  che  talvolta facciamo fatica a sostenere ma, tuttavia,  possibile da perseguire. Una ambizione da poter coltivare anche ragionevolmente, e a cui risulta  possibile dare un senso senza rischiare di cadere in facili ottimismi.

Ce lo ricorda con garbo e saggezza il  nostro amico francescano Giuseppe,  durante la concelebrazione, quando ci spiega che la gioia  risulta  davvero possibile  grazie allo   aiuto della fede in Dio.

La stessa fede che ci aiuta ad elaborare dolori e lutti, come quello che peraltro oggi tocca agli  anziani operatori del nostro Centro : la perdita della cara Gerarda Troisi, che fu  anima dolce e concreta della prima esperienza comunitaria  di Giovi, ai suoi avvii  nei lontani anni 80.. A lei, sottolinea don Nicola, e poi Mario, il nostro riconoscente ricordo e la nostra preghiera.

Ed allora,   cosa significa il Natale, che qui ed altrove tutti si accingono a festeggiare, se non  un incontro con questo Dio che ha scelto il modo   umano e  tenero di venire tra noi, facendosi piccolo e venendo alla luce come povero tra i poveri?

La sua venuta coincide, ci spiega Padre Giuseppe,  con lo ingresso della tenerezza nel mondo, perche  questo Bambino  ci ha rivelato   Dio,  figlio e  padre amorevole, e che  il nostro essere terreno non risulta destinato a finire nelle tenebre. E la speranza   possibile, di trovare  in Lui il suo fondamento.

Durante la omelia, in prima fila due giovani genitori siedono e ascoltano le parole del Padre Francescano  tenendo tra le braccia la loro bambina, che non smette di accarezzarli e sorridere loro,  invitandoli con tenerissime moine ad avvicinare i loro volti.  Un segno vivente, ci fa notare il Frate, di quello che il Signore ci chiede : tenerezza, amore.  Un Bambino  che arriva fino a noi, da celestiali altezze, ma umilmente, dentro le nostre vite , e chiede di essere accolto e coccolato.

Ricordiamo questa la Buona Notizia, e siamone lieti. 

                                                                                                                                   Maria Luisa Giannattasio