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11/05/2014 - 22:56:34
FARSI POPOLO

“Farsi popolo”, il saggio che il nostro amico psicoanalista Francisco Mele ha pubblicato sulla rivista di studi  internazionale Limes, contiene illuminanti riflessioni relativamente alla teologia del popolo e al pensiero di  Papa Bergoglio. 
Ci è sembrato naturale approfondire, nel prossimo numero di caosinforma, (con l'articolo "Farsi popolo: una proposta di integrazione oltre la logica del conflitto") il contributo  che Francisco Mele ha cortesemente sottoposto alla nostra attenzione. Di fatto  la teologia del popolo, come vedremo,  costituisce un illuminante esempio di integrazione, (il tema del prossimo numero di caosinforma) e non solo relativamente all’ambito religioso.


FARSI POPOLO: UNA PROPOSTA DI INTEGRAZIONE OLTRE LA LOGICA DEL CONFLITTO

 

“Farsi popolo”, il saggio che il nostro amico psicoanalista Francisco Mele ha pubblicato sulla rivista di studi internazionale Limes, contiene illuminanti riflessioni relativamente alla teologia del popolo e al pensiero di Papa Bergoglio.

Ci è sembrato naturale  inserire un commento a questo contributo  che cortesemente Francisco Mele ha sottoposto alla nostra attenzione, nel prossimo  numero di caosinforma dedicato al tema dell’integrazione, giacché, come vedremo, la teologia del popolo costituisce un illuminante esempio di integrazione, e non solo relativamente all’ ambito religioso.

 

In questo breve ma intenso saggio,  Francisco Mele, psicoanalista di origini argentine, direttore dell'Istituto della Famiglia del CeIS  nonché docente di Sociologia della Famiglia e di Pedagogia della devianza e dell'emarginazione minorile presso l’Istituto “Progetto Uomo”,  approfondisce le radici culturali della “teologia del popolo” ma soprattutto ne evidenzia i tratti in comune con il pensiero e l’azione di Papa Bergoglio.

Il saggio, inoltre,  assume un particolare valore in quanto l’autore è stato docente di psicologia nella stessa Università argentina dove ha insegnato Papa Bergoglio, e ha condiviso con questi, sebbene in tempi diversi, l’ambiente e gli influssi culturali di diversi maestri di pensiero, doviziosamente citati da Mele nel suo scritto.

Ma cos’è la teologia del popolo?  

La risposta è contenuta nelle parole di Juan Carlos Scannone (uno dei maestri di Bergoglio, citato da Francisco Mele nel suo articolo):

“La teologia del popolo legge la realtà non in base al metodo marxista ma secondo il metodo culturale e propone la lettura dell’esperienza del popolo, mediata dal contributo delle scienze sociali, della teologia e della filosofia”.

In quest’analisi che parte dal riconoscimento di una razionalità pre-scientifica, insita nell’esperienza di popolo che si esprime  attraverso manifestazioni collettive (processioni devozionali, pellegrinaggi, feste dei santi) cerimonie legate ai sacramento, cresima, estrema unzione) fino ai riti della sepoltura e alle forme di voto per grazia ricevuta, la teologia del popolo individua la sapienza popolare.

“E il Magistero della Chiesa convalida tale religiosità arricchendola attraverso i documenti che le sono propri, come le encicliche e le esortazioni apostoliche”.

Il rispetto delle culture, tratto fondante della teologia del popolo,  implica, peraltro,  la disponibilità al dialogo e ai processi di pacificazione sociale partecipati e radicati nella sapienza del popolo.

Lo ricordano espressamente le parole  dello stesso Bergoglio, così come sono riportate da Mele:

“Dialogare non significa rinunciare alle proprie idee e tradizioni, ma alla pretesa che siano uniche ed assolute  (…) significa essere convinti che  l’altro abbia qualcosa di buono da dire e  fare spazio al suo punto di vista, alle sue proposte”.

In tal senso la teologia del popolo, a differenzia della teologia  della liberazione, di radice brasiliana,   non cerca lo scontro con chi governa e tende anzi ad offrirsi come sfondo utile a trasformare la classe dirigente avendo come fine ultimo il benessere sociale e spirituale del popolo.

Peraltro, Papa Francesco, come ci  ricorda Mele, ha sempre considerato il popolo al centro della sua pastorale. E  i valori fondanti la coscienza di un popolo più che quelli  di classe (categoria utilizzata prevalentemente dalla teologia della liberazione) coincidono con i valori della giustizia sociale, della solidarietà e del rispetto della dignità della persona. Sono, di fatto, gli stessi valori,  capaci di fornire l’antidoto più efficace ai fenomeni degenerativi della globalizzazione, che, come sappiamo ha acuito la contrapposizione  tra primo e terzo mondo.

Difatti il neo-comunitarismo che scaturisce dalla valorizzazione della cultura popolare ha dato vita a  nuove iniziative di tipo associativo capaci di contrastare con azioni   concrete la logica assoluta del mercato, come dimostrano   alcune esperienze, sviluppate soprattutto intorno al vescovo di Recife Dom Herlder Camera e contro le quali si   erano scagliati, guarda caso, i regimi militari.

Ma il dato di fondo che costituisce il nucleo del messaggio della teologia del popolo, lo si coglie quando l’attenzione ricade sul messaggio propriamente evangelico. Vale a dire quando la liberazione degli ultimi viene ridefinita come il momento dell’incrocio, ma meglio sarebbe dire, dell’”integrazione” tra il  verticalismo della struttura ecclesiale e il rapporto immediato con il popolo. Tale messaggio. di fatto,  reclama la necessità  di istituzioni “giuste” e postula che tutto sia messo in discussione, chiesa compresa.  Non attraverso una rivoluzione violenta, basata sulla  contrapposizione sociale, ideologica  ma attraverso  una rivoluzione interna alla persona, ad ogni persona.

Non a caso, Papa  Francesco  incarna lui per primo  un messaggio di autentica, “rivoluzionaria” integrazione,  rivolto alla società nel suo complesso ma soprattutto ad ogni persona.

Del resto Papa Francesco   con la sua testimonianza personale propone  un pontificato che  sembra proprio voler consegnare il potere al popolo, come ci ricorda conclusivamente lo stimolante contributo culturale di Francisco Mele.

 

Mario Scannapieco