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06/04/2012 - 08:32:07
LA LEZIONE DI CAINO E ABELE

Il servizio come espressione di amore cristiano e come  essenza del nostro Centro di Solidarietà. E' questa la prospettiva indicata dal nostro Nicola, con  il commento al racconto biblico di Caino e Abele, durante il rito della “ lavanda dei piedi ” . Alla  funzione religiosa, celebrata nella Comunità di Brignano, in occasione della Pasqua, erano presenti tutti i ragazzi, i familiari, gli operatori, i volontari e gli amici del Centro La Tenda.

LA LEZIONE DI CAINO E ABELE

Dio l ’ aveva avvertito: “ Fai attenzione! , … il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo ” .

Caino però non volle saperne. L ’ offesa subìta era troppo grave e … gridava vendetta. Il Signore non doveva, non poteva preferire i doni dell ’ imbelle Abele ai suoi. Non poteva, non doveva negargli lo sguardo e la considerazione. E l ’ istinto, si sa,  non conosce ragioni o avvertimenti che abbiano più ragione di lei.

Perciò, sebbene il Signore l ’ avesse messo in guardia sulla sconvenienza di gesti dettati dall ’ ira, Caino non poteva rinunciare alla vendetta, all ’ odio, al sangue.

Doveva lavare l ’ offesa subita. Il sangue doveva fare il suo corso. Doveva scorrere a fiotti dalla gola sgozzata dell ’ irritante Abele fino al suolo del suo territorio, e segnare anche spazialmente  la inconciliabilità dell ’ amore con l ’ amor proprio.

La ingombrante bontà del fratello era ormai insopportabile  non doveva mai più togliere  visibilità a Caino e pertanto andava punita, sfregiata, eliminata.

Ma Caino non era cattivo, forse era  solo troppo debole. Al punto da non tollerare che il bene potesse coabitare col male. Troppo faticoso, troppo impegnativo guardarlo in faccia. Troppa la paura del dolore, insopportabile  l ’ angoscia   di potersi ritrovare dalla parte perdente.

Ma Caino non era cattivo, forse era solo accecato. Al punto da preferire la condizione di   “ ramingo e fuggiasco ” piuttosto che  riconoscere il malessere dentro e provare ad accoglierlo per trasformarlo in occasione di umanità.

Ciò, però avrebbe comportato l ’ accettazione di un amore incondizionato, donato da un Padre che non guarda solo ai doni offerti ma che chiede di affidarsi a Lui anche imperfetti anche   con i doni mancati.

Caino era, o meglio voleva essere, troppo buono per tollerare le sue stesse  mancanze, per amare la sua stessa umanità, per accettare la misericordia del Padre. Doveva estirpare ogni diminuzione di sè, sradicarla e mortificarla.

Ma, nonostante ciò, Dio non ha smesso di amare Caino ed anzi si è preoccupato di proteggerlo dal male altrui.  Con una ulteriore lezione di  Umanità  ammonendo: “ chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!».

Bella storia, questa di Caino e Abele. Senz ’ altro un messaggio dell ’ amore  ostinato di Dio per l ’ Uomo, consegnato alle sacre scrittura e che il nostro Nicola ha ripreso magistralmente durante la rituale “ lavanda dei piedi ” .

La Messa di Pasqua, anticipata  come ogni anno, al Giovedì Santo,  è diventata  un ’ occasione per riconoscere nella dimensione del servizio al prossimo l ’ essenza stessa del nostro Centro di Solidarietà.

Il servizio come espressione concreta di amore è infatti la vera alternativa alla tentazione del male, “ accovacciato alla porta ” , che punta alla negazione, alla distruzione, alla vendetta e che   pertanto rischia di diventare  una risposta peggiore del male subito.

Il male va invece riconosciuto con coraggio, dentro ognuno di noi, per essere veramente convertito e sconfitto,  non con la forza dell ’ odio che nega e trasferisce sull ’ altro la minaccia ma con quella  dell ’ amore, come il nostro Nicola instancabilmente ci testimonia.

Mario Scannapieco