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16/04/2017 - 17:12:33
LA TENDA, LA PASQUA, IL SERVIZIO

Cosa c’è di meraviglioso nella rappresentazione di una madre che sorregge tra le sue braccia il corpo morto del figlio?

Come mai non restiamo sgomenti, rattristati, scioccati da un’immagine così drammatica? E  ci soffermiamo invece ad ammirarla, addirittura a contemplarla?

Sono queste le domande con cui il nostro don Nicola he esordito introducendo la omelia del Giovedì Santo, celebrata nella sala grande della Comunità di Brignano.


Qual è dunque il mistero per cui davanti alla rappresentazione di un evento così tragico, riproposto dalla “Pietà” di Michelangelo Buonarroti, rimaniamo semplicemente ammirati?

Di fatto, il senso di meraviglia che naturalmente proviamo nel fermarci a guardarla, sta lì a testimoniare  un’attrazione che varca ogni confine, ogni vecchia categoria.

La stessa forza, capace di  trasformare l’angoscia in estasi, ci può aiutare a superare  ogni discriminazione. Ogni scissione che subdolamente si insinua nei rapporti umani e ogni  contrapposizione  con cui classifichiamo persone ed esperienze; “bene e male”, brutto e bello” “Caino e Abele”.

La persona umana, in realtà, non è mai solo l’uno o l’altro, non è mai solo bella o solo brutta, solo buona o solo cattiva. E limitarci a giudicarla con tali estremizzazioni pregiudica la possibilità di crescere veramente.

Anche questo ci insegna il mirabile capolavoro di Michelangelo: il sublime e il tragico trovano una sintesi, inusitata,  nella dimensione della meraviglia che è una visione sorprendente, del tutto nuova.

Il servizio, il servirsi l’un l’altro è la proposta che il Cristo fa ai suoi discepoli e quindi a tutti noi con il rito della lavanda dei piedi, per andare oltre, per riscoprire nella fratellanza, nella pari dignità e nella interdipendenza di ogni esser umano la salvezza e la meraviglia, vera bellezza.

Servire l’altro è quindi anche un’esortazione a sentirsi parte di un tutto, in un rapporto di reciprocità, senza primati o supponenti superiorità da rivendicare.

In tal senso  la sofferenza, il male, il dolore, non sono fini  a se stessi, ma sono una esperienza che trova nella capacità di guardare oltre, nel superamento di ogni contrapposizione, una risposta che restituisce senso e consente di cogliere la bellezza vera e profonda di ogni essere umano.

Un altro  simbolo, che  don Nicola ha ripreso,   per ritrovare il senso della integrazione fra  parti diverse eppure indispensabili l’un l’altra, è l’albero.

Un simbolo  che ben rappresenta lo stesso Centro La  Tenda, composto delle  “radici valoriali” ( nascoste ma tanto profonde quanto indispensabili) dal    tronco ovvero la realtà associativa che deve assicurare la circolazione della linfa vitale per alimentare i rami e le foglie, e  dalla chioma che rappresenta  i frutti, i servizi e i prodotti che è capace di generare.

Un simbolo di cui La Tenda è chiamato a riappropriarsi  per continuare a crescere, come parte di un tutto, ovvero come parte di  un albero ancora più grande, la Vita.

Riconoscersi come parti in un rapporto di reciprocità, di solidarietà tra di noi e con tutte le persone che ci circondano:  è  questo dunque l’augurio di Don Nicola.

Un augurio che accogliamo volentieri  e che  rilanciamo a tutti per la Santa Pasqua e … oltre.