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13/01/2014 - 09:45:21
caosinforma 70

Quest’anno il Centro La Tenda ha voluto celebrare la Messa di Natale. anche per rinnovare la festa dell’Amicizia e rilanciare la Comunità degli Amici, istituita sei anni orsono presso La Comunità di Sorella Luna a Roma.  Nel numero 70 di caosinforma  la trascrizione della riflessione fatta da Don Nicola Bari, Presidente del Centro La Tenda durante la celebrazione che si è tenuta   presso la Comunità di Brignano alla presenza dell’intera famiglia de La Tenda. Di seguito uno stralcio della riflessione di Don Nicola.

Negli ultimi anni stiamo sottolineando molto, anche con energia, il valore dell'amicizia, Cristo stesso disse "vi chiamerò amici" a chi lo seguiva. Se stiamo qui è per celebrare un rapporto, un legame che c'è e che non è fatto da vincoli per esempio di parentela, non siamo qui perché siamo parenti, non ci sono legami di sangue. Il legame che c'è tra di noi è un legame molto più forte della parentela, è il legame che ha istituito Gesù Cristo. Gesù non ha legami di sangue con noi ma ha un legame molto più forte di quello che è il legame di sangue, è un rapporto di amore più autentico, dove si da la vita in maniera generosa, in maniera libera, non perché è dovuto, o perché c'è una legge, o perché c'è una parentela alla quale si deve rispondere. È un amore gratuito: si ama perché si sceglie di amare in maniera gratuita non perché c'è un dovere o perché c'è un ricambio in questo amore. Quindi è un legame ancora più forte è una scelta di voler amare ed è una scelta responsabile, una scelta autentica, è una scelta che non è dovuta a niente. Ha il senso del dono, è la gratuità più piena. Se noi stiamo qui non per dovere, è vero ci sono delle responsabilità, dei rapporti anche di lavoro, però non sono i legami fondamentali, anzi il lavoro ha senso e significato se ha questo significato più forte alla base. Non stiamo qua perché c'è un dovere che ci chiama a stare insieme, oppure c'è una prescrizione o perché la responsabilità del lavoro chiama, non è così, ciò che facciamo insieme e ciò che ci lega è una scelta autentica di voler amare, di volerci bene. L'amicizia è proprio questo rapporto, gratuito in quanto scelta libera. E questo  legame esiste  per una convinzione, una motivazione, che c'è dentro di noi. Questo momento nostro è realmente un momento di festa, perché è ciò che da significato a tutti gli altri momenti dei nostri giorni. L'esempio di Michele, ma anche di tanti altri, ha rafforzato molto questo legame. Ma anche la scelta completa di tanti di noi di stare in questi rapporti non è semplice, noi parliamo tante volte di amicizia, di volerci bene, facciamo molte volte riferimento a momenti come questo del Natale, vediamo la fatica che c'è perché ci confrontiamo ogni giorno con le nostre difficoltà, con il nostro procedere che non è tanto scontato.  Siamo amici e automaticamente siamo amici per sempre? No, non è così, anche nel rapporto di amicizia, un rapporto che è comunque libero, gratuito, si cresce insieme, ed è una verifica anche della realtà, per cui il Natale ci richiama proprio a questo rapporto con la realtà. Cristo quando è venuto al mondo è nato in un contesto preciso, in un momento preciso, avete sentito la bellissima lettura di Isaia. Nei nostri rapporti abbiamo bisogno di essere voluti bene, abbiamo bisogno di solidarietà, di esprimere solidarietà anche tra di noi, ma quando arriva questo momento? Quando questo è possibile? Questa speranza così grande che Isaia traduce molto bene trova un suo compimento, la sua realizzazione. È arrivato il tempo per quello che abbiamo atteso, sperato, che è stato il nostro desiderio profondo e ha una possibilità concreta oggi in questo momento. Il Natale se ci  pensate è una festa stupenda, perché il Natale lo festeggiamo tutti, ci sono anche quei segni comuni che lo caratterizzano: si allestisce l'albero,  il Presepe, dove si fa ancora e speriamo che si continui, c'è un sentimento di solidarietà. Eppure in questa comunanza di gesti e di segni c'è una grande diversità, ogni Natale è diverso per ciascuno di noi, perché il Natale coglie ciascuno di noi nella realtà del momento, tutti festeggiamo lo stesso Natale ma nella diversità di ciascuno di noi. Ciascuno di noi si trova a vivere una condizione quest'anno diversa e propria che appartiene alla singolarità di ciascuno, quindi il Natale di quest'anno ci coglie nella nostra diversità specificità. Ed è molto bello questo perché ogni Natale non è mai uguale all'altro, si presenta sempre con una novità, con delle novità, se non altro perché il tempo passa e quindi le cose cambiano. Anche per me ad esempio questo Natale è stato caratterizzato un po' da questo problema di salute che è sopraggiunto, per fortuna provvisorio, è stata la novità mia di quest'anno, e questa è una cosa evidente, ma ci sono tante novità dentro ciascuno di noi, dentro di me come dentro di noi. Quindi il Natale ci raggiunge nelle novità di ciascuno, e questo diventa un momento prezioso per ognuno, diventa un'occasione unica per vivere questo momento anche per andare avanti. Il Natale ci dice: avete questa grande opportunità, abbiamo questa grande opportunità nella novità specifica che ciascuno porta, in cui ciascuno si gioca la possibilità di vita, di amicizia, di affetto, di solidarietà fra di noi. Il Natale da questo punto di vista è molto bello, perché realmente da significato a ciò che facciamo, a ciò che è la nostra vita, a ciò che è il nostro rapporto, su questo si inserisce il significato profondo dell'amicizia. Questa singolarità, questa specificità di vita, questa realtà con cui facciamo i conti tutti i giorni, è molto spesso accompagnata anche da grande solitudine, penso che ne abbiate esperienza un po' tutti, fare i conti con la realtà specifica di ciascuno con tutto ciò che comporta significa fare i conti con la solitudine. Non pensate che tutti capiscano le nostre singole condizioni, è difficile condividerle o capirsi sulla specificità vera del momento, e qui facciamo i conti con una grande solitudine con noi stessi, siamo noi con noi, solo con noi, con la nostra specificità. La risposta dov'è? È da parte di chi riesce a capire condividendo tutto questo, a camminare accanto ad una persona senza pagare nessun dazio perché ci si dona gratuitamente. È difficile vivere e dare un segno del genere. È molto bello trovare un amico, sentirsi amico, anche senza parlare, sentirsi in tutta la propria singolarità di quel momento forse è l'esperienza più bella di amore, di affetto, che si possa incontrare e forse qualcuno di voi ha l'esperienza di un amore, di un affetto, di un'amicizia del genere. Tutti siamo amici però la verifica del rapporto di amicizia non cresce sulla parola o quello che uno proclama di essere, ma nell'esperienza della realtà, nella solidarietà, nel senso che siamo capaci di stare vicino, di capirsi in maniera gratuita, senza chiedere nulla in cambio, senza pentirsi di doverlo fare, perché c'è un dovere. E questa è un'amicizia stupenda, è un rapporto bello, un rapporto sincero di amore e di affetto. Noi abbiamo incontrato molti amici nella nostra vita ma viene sempre il momento in cui c'è la verifica di questi rapporti. Nelle nostre esperienze di vita ci sono sempre dei momenti in cui facciamo verifiche, dove tocchiamo con mano se c'è questa gratuità, questa solidarietà. Il Natale di per sé è proprio un richiamo a questo significato della solidarietà. Cristo è stato il nostro primo amico perché ha dato la vita, ha capito l'uomo, ha capito la realtà nostra fino in fondo nelle profondità delle nostre contraddizioni, delle nostre fatiche, della nostra solitudine, e ha dato la vita perché ciascuno di noi non fosse solo, non si sentisse solo, senza chiedere nulla in cambio. Quando abbiamo letto nel Vangelo che Cristo nasce in quel contesto, San Luca è bravo anche a dare i riferimenti storici, vive in quella realtà, in una condizione per certi versi che non ha fatto rumore in una semplice grotta, così come usiamo rappresentarla nel Presepe. Con tutte le paure e le incertezze di Maria e di Giuseppe avviene questa nascita, questo dono, in maniera gratuita e la gratuità è rappresentata proprio dal bambino, perché il bambino quando nasce non sa neanche chiedere, il bambino è indifeso e rappresenta proprio quella gratuità del dono che viene dato della vita. Quando arriva un figlio si fa esperienza di un dono gratuito di vita. Cristo è stato veramente un amico per noi nel nascere in questo modo senza chiedere nulla in cambio, lasciando a noi tutta la libertà, e questa è l'esperienza più grande di amore.  È bello se il Natale per noi oggi veramente diventi il Natale dell'amicizia, della festa dell'amicizia, di un amicizia più profonda, quella che chiede fiducia, quella che si vive nel quotidiano, nella realtà di tutti i giorni. Anche quando si sta lontani e c'è un rapporto, si è in realtà vicini, Dio è lontano ma è vicino a noi, gli amici non sempre possono stare insieme tutti i giorni, anche Dio pur stando con noi tutti i giorni non è fisicamente accanto a noi. L'amicizia si sperimenta al di là della distanza e anche al di là del tempo perché dura nel tempo e dura anche dopo la morte nel senso che non è legata ad una fisicità, non è legata ad un tempo, come quella con il Signore non è legata ad un tempo particolare. La venuta di Cristo è una venuta che continua nell'oggi, nella nostra realtà ed è stupenda questa continuità nel tempo e nello spazio. Quando si sperimenta tutto questo è molto bello. Ad esempio ci sono molti amici che in questi giorni ho sentito ma che non posso essere ora qui con noi, però sappiamo che ci sono, oggi c'è chi ha potuto essere presente. Molti sono gli amici con cui stiamo costruendo la nostra vita, non a caso abbiamo chiamato la Compagnia degli Amici questo nostro cammino, proprio per rafforzare l'impegno. È bello sentirsi insieme al di là della propria solitudine e che questo Natale sia davvero la festa dell'amicizia"